
Mentre il dibattito europeo sui limiti di età per l’accesso ai social media si intensifica — con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen che ha recentemente evocato un accesso “graduale e supervisionato” per i minori, e con diversi Stati membri che spingono per un limite comune a livello UE — Bruxelles mette sul tavolo un’iniziativa complementare e altrettanto ambiziosa: non regolare soltanto, ma costruire concretamente un’alternativa. È il senso della call PPPA-2026-YOUTH-SOCIAL-MEDIA-DESIGN, un progetto pilota da 1,48 milioni di euro che finanzia la progettazione, lo sviluppo e la prima diffusione di un servizio europeo di social media decentralizzato, pensato con e per i giovani.
Un bando che nasce dentro una strategia più ampia
L’iniziativa non nasce nel vuoto. Si inserisce nel quadro delle politiche europee per la protezione dei minori online, che negli ultimi anni ha prodotto le linee guida della Commissione sull’applicazione del Digital Services Act alla tutela dei minori, il blueprint europeo per la verifica dell’età, e un panel speciale sulla sicurezza online dei bambini le cui raccomandazioni sono attese per una proposta legislativa dopo l’estate. La logica è duplice: da un lato rafforzare gli obblighi delle piattaforme esistenti, dall’altro dimostrare che un modello diverso è tecnicamente ed economicamente sostenibile.
La call rappresenta precisamente questo secondo binario. Come spiega la Commissione, l’ambizione centrale è il “roll-out di almeno un servizio basato su protocolli, attivamente centrato sui bisogni dei giovani utenti e in linea con i valori europei”, con particolare attenzione alla protezione della privacy, all’autonomia e al benessere degli utenti. Non si tratta quindi di un finanziamento alla ricerca teorica, ma di un progetto operativo che deve arrivare a un prototipo funzionante o all’aggiornamento di servizi esistenti entro la durata del grant.
Cosa chiede concretamente il bando
Il cuore tecnico della call è la scelta obbligata di protocolli aperti. Le soluzioni dovranno utilizzare ActivityPub, Authenticated Transfer Protocol (AT Protocol) o entrambi. Sono gli stessi protocolli su cui si basa il Fediverse e su cui sperimentano piattaforme come Bluesky: un ecosistema di applicazioni interoperabili in cui l’utente può scegliere dove conservare i propri dati, come moderare i contenuti e attraverso quale app connettersi con i propri pari. È una scelta che ha implicazioni politiche oltre che tecniche, perché punta a ridurre la dipendenza da modelli centralizzati e da economie di scala fondate sulla sorveglianza pubblicitaria.
La dimensione della co-creazione con i giovani non è un ornamento retorico. Il bando richiede esplicitamente il coinvolgimento di giovani provenienti da almeno otto Stati membri, con equilibrio geografico tra Nord, Est, Ovest e Sud dell’Unione, e con attenzione alla pluralità di generi, contesti sociali e livelli di alfabetizzazione digitale. Una menzione specifica è riservata alla partecipazione di giovani con disabilità o neurodivergenze, che devono contribuire alla definizione delle caratteristiche del servizio, all’analisi dei rischi dei social esistenti, alla progettazione dell’interfaccia, ai test e alla prima fase di adozione. I processi partecipativi possono assumere forme diverse: workshop, living lab, focus group, hackathon.
Accanto alla componente tecnologica e partecipativa, il progetto deve produrre analisi di mercato, mappatura degli stakeholder, definizione di un modello di governance e una strategia di adozione e sostenibilità che vada oltre la durata del finanziamento. Le conoscenze maturate dovranno essere tradotte in raccomandazioni per le future politiche europee nel settore dei social media.
Chi può candidarsi e cosa serve per farlo
Il bando è rivolto a organizzazioni, imprese e soggetti senza scopo di lucro che dimostrino comprovata esperienza in tre ambiti: coinvolgimento dei giovani, sviluppo software e crescita di imprese o nonprofit. Non è richiesto un consorzio formalizzato, ma la natura del progetto — che combina co-creazione giovanile, sviluppo open source, analisi di mercato e raccomandazioni politiche — suggerisce che i candidati più competitivi saranno probabilmente partnership tra soggetti con competenze complementari: organizzazioni giovanili, sviluppatori di piattaforme decentralizzate, esperti di politiche digitali e realtà con esperienza nella scalabilità di servizi digitali.
La call è single-stage: non è prevista una fase di pre-proposal, ma una sola presentazione completa. Il budget complessivo è di 1.480.000 euro, con un tasso di co-finanziamento fino all’80% dei costi ammissibili. La scadenza è fissata al 6 ottobre 2026, con apertura delle candidature dal 30 luglio 2026.
Perché questa call conta
Il valore di questa iniziativa non si misura soltanto nei 1,48 milioni di euro o nel numero di prototipi che produrrà. Il bando è un test di fattibilità politica: dimostrare che un social media europeo, decentralizzato, basato su protocolli aperti e progettato con i giovani, può esistere non solo come esercizio teorico ma come servizio con una strategia di adozione credibile. Se il progetto pilota avrà successo, fornirà argomenti concreti a chi sostiene che la regolamentazione non basta e che serve un ecosistema alternativo. Se fallirà — o se i candidati non saranno all’altezza della sfida tecnica e organizzativa — rafforzerà implicitamente la posizione di chi considera impraticabile un’alternativa europea ai modelli dominanti.
Per le organizzazioni che lavorano nell’intersezione tra diritti digitali, partecipazione giovanile e sviluppo open source, questa è una delle poche occasioni in cui un finanziamento pubblico europeo chiede esplicitamente di costruire infrastrutture, non solo di studiarle. La scadenza di ottobre è vicina, ma la posta in gioco va oltre il singolo progetto: si tratta di dimostrare che un’altra idea di social media è possibile, e che l’Europa è disposta a finanziarla.
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